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Quante volte hai fatto del tuo meglio, fino addirittura a sfiorare l’esaurimento, senza ottenere risultati?
Oppure hai investito energia, tempo e denaro in corsi di crescita personale e spirituale, senza però concretizzare alcun tipo di obiettivo.

Quella in cui viviamo è una società legata a doppio filo alla performance.
I guru del marketing, per esempio, insegnano che per trasformare una passione in un business si debba innanzitutto definire un piano d’azione minuzioso, costellato da obiettivi e traguardi sfidanti da raggiungere.
Così spendiamo settimane, mesi o addirittura anni per pianificare e mappare l’elenco perfetto delle cose da fare.

Eppure, una volta tagliato il tanto agognato traguardo, spesso restiamo con l’amaro in bocca.
Paradossalmente, il mondo pare ci crolli addosso un attimo dopo l’aver ottenuto quello che abbiamo desiderato con tutto il cuore per un sacco di tempo.

E non è tutto: nel caso in cui i risultati dovessero tardare a presentarsi o qualora non dovessero rispecchiare le nostre aspettative, immediatamente tendiamo a mettere in dubbio il nostro valore, la nostra competenza o, addirittura, la nostra stessa missione di vita.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché?
La risposta è contenuta in una semplice formula: la Formula della Felicità.

Il vecchio paradigma: faccio, possiedo, quindi sono.

Siamo state educate al Fare.
Ci hanno insegnato che i risultati derivano esclusivamente dalle nostre azioni e che i nostri “numeri” sono indicativi del nostro valore in quanto esseri umani.

In altre parole, di generazione in generazione è stato tramandato il concetto per cui l’essere felici (o, più in generale, il sentirsi bene) sia uno stato realizzabile solo ed esclusivamente in seguito al raggiungimento di determinati obiettivi. In breve: per sentirsi bene è necessario “avere” qualcosa. E, per possedere questo qualcosa, è necessario agire, fare.

Secondo questo ragionamento, quindi, coltivando il Fare è possibile generare un Avere e solo in ultima battuta percepire un certo stato dell’Essere.
Eppure, come anticipato nell’introduzione di questo articolo, qualcosa sembra non “funzionare” come dovrebbe.

E se la soluzione a questo dilemma si riassumesse semplicemente nel variare l’ordine dei componenti del vecchio paradigma “faccio, possiedo, quindi sono”?

Il nuovo paradigma: sono, faccio, quindi possiedo.

Innanzitutto, ricorda che tu vali a prescindere dai tuoi risultati.
Tu vali semplicemente perché esisti.
Perché sei.

Ma non è tutto: in realtà, quando definisci un obiettivo non stai rincorrendo un certo risultato, bensì stai inseguendo una sensazione che speri di provare attraverso di esso.
Ciò significa che è l’Essere a innescare il Fare e a generare, dunque, un Avere. Da questa constatazione nasce il nuovo paradigma “sonofaccio, quindi possiedo”, riassumibile nella Formula della Felicità:

Essere x Fare = Avere

Se ti concentri solo sul Fare, ma non sul tuo Essere, è probabile che i risultati che otterrai non rispecchieranno i tuoi più profondi desideri.
Allo stesso modo, se ti focalizzerai solamente sull’Essere, ma non concretizzerai le tue intenzioni attraverso azioni ispirate, difficilmente taglierai nuovi traguardi.

I risultati che desideri si manifesteranno solo quando imparerai a intrecciare in modo equilibrato consapevolezza e azioni ispirate.

E se prima di definire i tuoi obiettivi, tu facessi innanzitutto chiarezza su come desideri sentirti?

[Pic by Elena Mozhvilo on Unsplash]

Chiara

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